L’autoproduzione energetica e in particolare il fotovoltaico rappresentano per le aziende il fulcro della transizione ecologica. L’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto e sulle coperture dei propri siti produttivi è così diventata sinonimo di impegno nei confronti della sostenibilità.
Indubbiamente ricorrere a fonti rinnovabili è un ottimo segnale di adeguamento alla decarbonizzazione richiesta da norme e buonsenso collettivo, tuttavia questa tendenza ha portato ad una sorta di paradosso. L’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici alimenta impianti di climatizzazione attivi (HVAC) massivi e troppo spesso inefficienti.
Analizziamo dove risiede l’errore concettuale di questa strategia green e come le aziende possono migliorare il proprio impatto ambientale, economico e sociale con interventi passivi mirati, efficienti e capaci di raggiungere risultati misurabili e immediati.

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Il dimensionamento degli impianti di condizionamento attivi
L’energia solare è energia pulita ma non è a costo zero né sotto il profilo ambientale né sotto quello economico. Questo è il punto di partenza per considerare ingiustificato lo spreco termico interno: alimentare con kilowattora green impianti che pompano aria fredda in un edificio che si surriscalda per un involucro non schermato è già un fallimento.
Nella scelta dei sistemi per la climatizzazione attiva in contesti come questi, inoltre, il loro dimensionamento viene calcolato sui picchi di calore estivo, momenti sicuramente frequenti ma estremi. Ciò significa che nel tempo restante le macchine saranno sovradimensionate con il risultato di aver causato un esborso di capitale iniziale alto e un consumo di energia maggiorato.
Quando gli impianti lavorano in condizioni estreme, lo stress subito da questi sistemi aumenta e, ad un dispendio energetico che cresce non corrisponde la resa frigorifera attesa. A questo punto, indipendentemente dall’energia che alimenta il sistema, questa sarà sprecata perché se l’involucro edilizio non è protetto, la climatizzazione attiva sarà sempre insufficiente a creare un microclima salubre.
La nuova gerarchia degli interventi: l’efficienza passiva come prerequisito strutturale
Per le aziende è quindi opportuno rovesciare la prospettiva e cambiare l’approccio al tema: i risultati reali si ottengono proprio a partire dall’edificio industriale e commerciale di partenza e senza intervenire con modifiche strutturali.
Gli interventi passivi sull’involucro infatti sono da valutare e programmare prima dell’installazione di qualunque impianto attivo, sia che si tratti di autoproduzione energetica sia la sostituzione degli impianti di condizionamento, che in qualche caso si rivela addirittura superflua dopo l’applicazione di soluzioni passive ad alta performance.
Gli interventi per limitare il surriscaldamento di tetti e coperture
L’impatto del calore di tetti e coperture inficia il lavoro dei pannelli fotovoltaici oltre che la resa dei condensatori esterni dei chiller industriali. Le coperture industriali tradizionali, infatti, generalmente rivestite con guaine bituminose scure, assorbendo lo spettro solare incrementano la propria temperatura superficiale fino ad arrivare anche a 80°C nelle giornate più calde.
Guardando nello specifico ai pannelli fotovoltaici, il silicio di cui sono composti in quanto semiconduttore perde efficienza di conversione nel momento in cui aumenta la temperatura di esercizio.
Perciò quando l’irraggiamento solare registra il suo massimo, l’impianto fotovoltaico risulta depotenziato proprio a causa del surriscaldamento della superficie del tetto.
Per migliorare questa condizione, così come per ridurre il carico termico entrante e agevolare il lavoro dei sistemi HVAC, la soluzione è intervenire sull’involucro edilizio. Le tecnologie passive agiscono sulle proprietà della struttura rendendola un alleato alla gestione della temperatura superficiale e quindi interna.
Le vernici termoriflettenti trasformano una copertura in un cool roof, ovvero un potente strumento per migliorare il controllo sulla gestione della temperatura senza l’utilizzo di energia elettrica.
La decarbonizzazione, sono solo obbligo normativo ma strumento di welfare attivo
Trasformare un percorso di decarbonizzazione, così come richiesto dalle norme, in una leva strategica per la riqualificazione energetica e l’aumento del benessere delle persone diventa perciò un elemento che aiuta l’azienda a costruire una reputazione realmente green.
Temperatura, ventilazione naturale e sicurezza visiva
Il microclima interno non è solo una scelta, il datore di lavoro è prima di tutto tenuto ad offrire un ambiente salubre al personale che opera negli ambienti produttivi e negli uffici (come previsto dal Testo Unico sulla Sicurezza).
Aumentando la portata degli impianti di climatizzazione attivi, come abbiamo visto non sempre garantisce di raggiungere la temperatura desiderata, e inoltre crea ambienti interni insalubri. Le correnti di aria fredda generano stratificazioni termiche responsabili di disagi e malesseri per le persone.
Il comfort climatico interno si raggiunge quando alle superfici perimetrali viene impedito di irradiare calore verso le persone.
Per quanto riguarda le superfici trasparenti, l’impatto ottico dell’abbagliamento visivo è un altro elemento di disturbo che va oltre l’effetto serra che possono favorire quando non sono protette da pellicole antisolari. La luce solare penetrando da vetrate e lucernai crea contrasti che rendono difficile la lettura dei monitor, favorendo inoltre la distrazione.
La velocità di intervento come variabile finanziaria
Nella valutazioni classiche di un investimento, costo iniziale e ammortamento stimato, va aggiunta una variabile che nel caso di siti produttivi, edifici industriali e commerciali, acquisisce un valore significativo: l’efficienza temporale.
Con questa voce intendiamo il costo in termini di tempo di un intervento strutturale che richiede non solo tempi tecnici di pianificazione e avviamento ma anche un periodo di fermo che interferisce con produzione e logistica interna.
Serisolar e la tecnologia passiva
Con l’installazione di soluzioni passive, il cantiere tradizionale non esiste: la riqualificazione energetica di un involucro edilizio si esegue in tempi brevi che non causano alcuna interferenza con l’operatività aziendale.
La posa di vernici termoriflettenti sulle coperture e quella di pellicole antisolari sulle superfici trasparenti viene eseguita da tecnici specializzati che operano all’esterno e senza invadere gli spazi produttivi interni.
Un vantaggio ulteriore è che il risparmio energetico è immediato perché non ci sono tempi tecnici di avviamento dal momento che si tratta appunto di soluzioni passive: nel momento stesso in cui vengono installati, questi prodotti riducono in carico termico entrante e contribuiscono a migliorare gli ambienti di lavoro.
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Serisolar promuove la sostenibilità non solo per il suo valore ambientale ma anche perché è uno strumento di valore per le aziende che scelgono una decarbonizzazione efficace e un messaggio chiaro agli stakeholder: efficienza concreta e tecnologicamente avanzata.
Inoltre l’efficienza carbonica degli asset immobiliari di un’azienda determina una porzione rilevante del suo rating ESG. Capannoni che in inverno disperdono eccessivamente il calore e che nei mesi caldi si surriscaldano diventano fattore di rischio a livello finanziario: da una parte per l’applicazione di tassi di interesse più elevati da parte degli istituti bancari e dall’altra per il deprezzamento del loro valore di mercato.
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