Il quadro normativo nazionale ed europeo esige dalle aziende la riduzione delle emissioni dei gas serra. La vera sfida per le imprese, però, è riuscire a conciliare questo imperativo ambientale con la stabilità economica salvaguardando al contempo la continuità produttiva.
La gestione quotidiana dei carichi termici all’interno di stabilimenti produttivi, capannoni industriali ed edifici commerciali è infatti una variabile che incide sui costi e non solo. L’efficienza energetica non è più unicamente un’uscita da ottimizzare e ridurre, si rivela un fattore determinante per il posizionamento sul mercato in virtù della connessione con i criteri ESG e con la tutela degli asset aziendali.
L’audit energetico o diagnosi energetica rappresenta il punto strategico da cui partire per organizzare un percorso di efficientamento energetico. Il report analitico però deve costituire la guida da tradurre in scelte operative: troppo spesso si perdono opportunità di riqualificazione ad alto valore aggiunto per privilegiare interventi come il fotovoltaico o il rinnovo degli impianti HVAC, trascurando il potenziale che l’involucro edilizio porta con sé.
Vediamo nel dettaglio come sfruttare al meglio le informazioni sulla situazione attuale di un edificio per mettere in atto una riqualificazione energetica di valore.

Indice dei contenuti
L’importanza dell’audit energetico per le decisioni operative
Con una fotografia dei flussi termici ed elettrici di un edificio, ovvero con un audit energetico, si ottengono i dati per identificare sprechi e criticità ma anche per definire i possibili scenari di miglioramento.
Nel panorama immobiliare industriale e commerciale, una caratteristica comune agli immobili è quella di presentare superfici molto ampie e volumetrie imponenti. È proprio in questi contesti che le informazioni ottenute dalla diagnosi energetica riescono a mettere chiaramente in luce una discrepanza sistemica tra l’energia acquistata e il comfort climatico interno.
A questo punto, i dati forniti dall’audit possono quindi diventare strumento utile a prendere decisioni operative consapevoli ed efficaci.
Installazione di nuovi sistemi: una risposta che non sempre convince
L’installazione di nuovi sistemi di gestione della climatizzazione e della temperatura interna o il potenziamento dei vettori già in uso, si conferma tuttavia la risposta più frequente da parte delle aziende.
Per l’approvvigionamento energetico la prassi spesso prevede l’adozione di impianti fotovoltaici mentre per i gruppi frigoriferi si procede con la sostituzione degli impianti con nuovi sistemi HVAC ad alta classe energetica.
Ovviamente le rinnovabili e tra queste anche l’autoproduzione di energia elettrica grazie al fotovoltaico sono un passo significativo verso la transizione ecologica, l’errore metodologico però è considerarle l’unica via praticabile per il risparmio energetico.
Parimenti un sistema di condizionamento di ultima generazione può ridurre i consumi se paragonato ad un impianto più vecchio e meno performante. Se questo però è inserito in un edificio che presenta lacune strutturali dal punto di vista di isolamento, coibentazione o soggetto ad irraggiamento solare non controllato, si troverà ugualmente ad operare in condizioni di sovraccarico termico.
Il paradosso del dimensionamento termico sui picchi estivi
È proprio questo lo scenario in cui il dimensionamento di un impianto viene calcolato con una potenza di picco basata sulle condizioni termiche più estreme. Questo accade perché non c’è stato alcun intervento sulle performance passive dell’edificio, interventi che riducono il carico termico in modo efficace oltre che sostenibile.
Quando non sono considerate questo tipo di soluzioni, l’azienda si trova ad affrontare un costo di acquisto più alto per i sistemi che successivamente lavoreranno con un profilo di consumo inefficiente e probabilmente senza raggiungere gli obiettivi dichiarati in termini di performance.
Valutare gli interventi strutturali per la riqualificazione energetica: costi, rischi e analisi delle alternative invasive
Quando la necessità di intervenire sull’involucro edilizio diventa evidente, le soluzioni per abbattere trasmittanza termica e penetrazione dell’irraggiamento sono molteplici.
Anche qui, la sostituzione di serramenti, coperture o l’inserimento di strati di isolamento a cappotto si rivelano particolarmente onerosi sia in termini logistici che economici.
L’impatto economico diretto e indiretto del fermo produttivo
Il limite di interventi strutturali come quelli citati non risiede unicamente nei costi ma nell’impatto sulla continuità produttiva. Il fermo della produzione, infatti, seppur programmato, altera i normali flussi e incide a più livelli sotto il profilo finanziario.
Analizzato in questi termini, il costo economico di un periodo di fermo può essere ben superiore al valore monetario dell’intervento di riqualificazione edile, rendendolo doppiamente difficile da ammortizzare nel tempo.
Fine vita dei materiali e rifiuti edili: il costo dello smaltimento
Un’altra problematica di natura sia ambientale che gestionale è data dallo smaltimento dei rifiuti edili ottenuti dopo interventi alla struttura degli edifici. Smantellare e rimuovere manti di copertura, serramenti e pannelli obsoleti genera tonnellate di rifiuti speciali che prevedono un tracciamento rigoroso dal sito in cui vengono prodotti all’impianto di destino in cui vengono conferiti.
La produzione di rifiuti edili nel suo complesso inoltre peggiora gli indicatori di impatto ambientale oltre a richiedere costi e protocolli di gestione specifici.
Anche per queste ragioni gli interventi strutturali invasivi si rivelano particolarmente onerosi sotto il profilo dei costi e della sostenibilità.
Le soluzioni passive: interventi rapidi che spesso non vengono presi in considerazione
La riqualificazione energetica quando prevede l’installazione di soluzioni passive dimostra di aver accolto i dati dell’audit energetico e di operare con l’obiettivo di massimizzare l’efficienza termica senza mettere a repentaglio la continuità operativa.
Diversamente da un impianto attivo, una soluzione passiva non consuma energia elettrica ma agisce modificando le proprietà fisiche di riflessione, assorbimento ed emissività dell’involucro edilizio limitando il carico termico all’origine.
Attraversando una superficie trasparente o venendo assorbita da una superficie opaca scura, la radiazione solare si trasforma in calore a bassa lunghezza d’onda che rimane intrappolato all’interno di un immobile generando il surriscaldamento estivo.
Le tecnologie passive moderne applicate alle superfici trasparenti e vetrate sono pellicole antisolari mentre quelle ideali per coperture e lucernai sono vernici termoriflettenti, entrambe soluzioni ad alta performance che respingono l’energia solare complessiva con il risultato di abbattere il carico termico.
Le soluzioni di Serisolar per le aziende che scelgono una riqualificazione energetica sostenibile e di valore
Serisolar accompagna le aziende verso una riqualificazione energetica sostenibile a partire proprio dai dati ottenuti dall’audit energetico. Il valore della nostra consulenza tecnica identifica le soluzioni più performanti per ogni edificio industriale e commerciale riducendo o eliminando del tutto la necessità di interventi strutturali complessi.
I vantaggi di pellicole antisolari e vernici termoriflettenti sono intrinseci in soluzioni passive che, oltre a non aumentare il dispendio energetico, tutelano la continuità produttiva perché presentano un’installazione facile e molto rapida se paragonata a quella richiesta per interventi strutturali.
Queste soluzioni moderne sono tecnologicamente affidabili e rappresentano una risposta concreta anche ai problemi legati all’aumento delle temperature nei mesi caldi. Inoltre, le pellicole antisolari e le vernici termoriflettenti che proponiamo sono certificate e garantite dai produttori e a queste si aggiunge la garanzia di Seriaolar sull’intervento di installazione.
Contattaci per scoprire come la tua sede, il tuo sito produttivo o il tuo spazio commerciale possono trasformarsi e aiutarti a raggiungere obiettivi reali di resilienza climatica.

